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Lettera aperta a padre Alex Zanotelli e Don Ciotti

"Non basta che in Puglia oltre 16.000 cittadini abbiano fatto approvare una legge regionale che regolamenta l’ingresso dei rifiuti industriali nella regione in base al principio di prossimità e appropriatezza. Non basta che a Serre, nel foggiano, nell’area jonica i cittadini si mobilitino. Non basta che l’Arcivescovo di Taranto si sia schierato a favore della popolazione jonica che protesta contro lo scempio del territorio causato dal proliferare di discariche per rifiuti industriali e da enormi e mostruosi ampliamenti di milioni di metri cubi".Pubblicata sul numero di novembre 2007 della rivista Mosaico di pace, la lettera aperta di Etta Ragusa coordinatrice del comitato Vigiliamo per la discarica.

Non basta Gomorra. Non basta ciò che Saviano ha denunciato sul traffico illecito di rifiuti. Non basta il rapporto annuale della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. Non bastano le frequenti e gravi sanzioni che l’Unione Europea continua a infliggere all’Italia per le infrazioni riguardanti il ciclo dei rifiuti nel suo complesso. Non basta che quasi quotidianamente ci sia l’annuncio del sequestro di discariche abusive da parte delle Forze dell’Ordine, in tutta Italia e in particolare nelle regioni centro-meridionali. Tra queste, la Puglia ha ora il triste primato avendolo strappato alla Campania che, essendo in emergenza totale, non ha più aree disponibili nemmeno per i rifiuti solidi urbani che addirittura per ordine della Protezione civile sono stati dirottati nella provincia di Taranto, già dichiarata “ad alto rischio ambientale” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

 

 

Tutto ciò non basta se non si interviene sullo zoccolo duro della illegalità, della connivenza politica, della mistificazione che presenta il “rifiuto” solo come una risorsa, invece che come il terribile problema che è. In un’Italia gravemente carente di una legislazione che sia non solo adeguata alla gravità del problema ma anche e soprattutto conforme alla legislazione europea, che si continua con colpevole trascuratezza a non voler attuare. E, ancora, se non si interviene sullo zoccolo duro della arretratezza elevata a sistema di molti impianti di selezione e recupero, del pantano burocratico e talvolta della colpevole distrazione o noncuranza di Enti locali, provinciali o regionali che non applicano, applicano male o talvolta disattendono del tutto la pur inadeguata normativa vigente in materia di ciclo dei rifiuti.

 

 

 

Se le amministrazioni locali acconsentono a far aprire discariche per rifiuti speciali anche in zone a chiara vocazione agricola perché allettati da royalties che non potranno mai ripagare il danno arrecato alla degradazione del suolo, dal momento che questo tipo di discariche richiede 30 (trenta!) anni di controlli su aria, suolo e sottosuolo dopo la chiusura e la bonifica. Se le stesse Amministrazioni comunali, provinciali e regionali autorizzano discariche per rifiuti industriali anche in aree sottoposte a pesanti vincoli, ad es. paesaggistici e idrogeologici e, per giunta, in zone carsiche. Se, insomma, il territorio viene ceduto al business dei rifiuti. O se, infine, i diversi gradi della magistratura amministrativa, in presenza di contenzioso, quasi sempre attivato da comitati locali, emettono sentenze che si contraddicono per cui l’uno consente ciò che l’altro ha vietato.

 

 

 

E’ in tutto questo che il crimine organizzato marcia alla grande, investe e ricicla denaro, specula, camuffa, mistifica, crea contiguità e connivenze, scava i suoi canali sotterranei nella società, spesso mascherati da una legalità solo apparente. Si parla di recupero, riciclo, riutilizzo, di minore produzione di rifiuti a monte; ma cosa si fa a livello legislativo per realizzare queste che sempre più sembrano solo delle buone intenzioni?

 

 

 

I rifiuti solidi urbani molto spesso finiscono in discarica così come sono perché gli impianti di trattamento e riutilizzo o sono carenti, o non abbastanza controllati, o numericamente insufficienti. E talvolta si assiste, come è il caso delle province di Lecce e di Taranto, ad una misera guerra tra poveri quando, per una colpevole mancanza di strutture idonee, si dirottano per decreto commissariale i rifiuti urbani da una provincia all’altra o, come già detto, da una regione all’altra.

 

 

 

I rifiuti industriali, pari al 60% dell’intera produzione nazionale di rifiuti,  costituiscono ormai la materia prima per i lucrosi guadagni della criminalità organizzata, a causa di una legislazione estremamente carente. Sia a livello di prevenzione, con l’obbligo, per le industrie che li producono, di riduzione, smaltimento e recupero. Sia a livello di repressione: infatti il reato ambientale è il meno punito e la normativa del “chi inquina paga” resta molto spesso sulla carta o per carenza di controlli, o perché le multe comminate sono irrisorie, oltre che del tutto insufficienti se comparate al danno o, infine, perché molto difficilmente il reato ambientale è punito con condanne penali.

 

 

 

Per non parlar del pericolo costituito dalla movimentazione dei rifiuti industriali che in Italia non è oggetto di alcuna regolamentazione in quanto il principio di prossimità e appropriatezza sancito dall’Unione Europea -per il quale i  rifiuti industriali devono essere conferiti in quelle discariche appropriate che sono più vicine ai luoghi di produzione-, non è stato ancora recepito dalla legislazione italiana. Con la conseguenza che il crimine organizzato, anche per i controlli spesso insufficienti, lucra profitti altissimi movimentando rifiuti industriali anche tossici e nocivi che durante il percorso, attraverso giri-bolla, si trasformano in rifiuti non pericolosi. Quando non vengono direttamente “sversati” sopra o sotto il terreno di proprietari ignari o, molto spesso, compiacenti perché allettati da cospicui guadagni e, comunque, rassicurati da una legislazione che punisce in modo irrisorio questo tipo di reato.

 

 

 

Non basta che in Puglia oltre 16.000 cittadini abbiano fatto approvare una legge regionale che regolamenta l’ingresso dei rifiuti industriali nella regione in base al principio di prossimità e appropriatezza. Non basta che a Serre, nel foggiano, nell’area jonica i cittadini si mobilitino. Non basta che l’Arcivescovo di Taranto si sia schierato a favore della popolazione jonica che protesta contro lo scempio del territorio causato dal proliferare di discariche per rifiuti industriali e da enormi e mostruosi ampliamenti di milioni di metri cubi. Tutto questo non basta, in mancanza di una legislazione appropriata o in presenza di una legislazione non rispettata. E non basta nemmeno se la classe politica continua a mostrarsi poco informata, distratta oppure inadeguata a risolvere il problema dell’intero ciclo dei rifiuti o, peggio, sclerotizzata in una colpevole immobilità.

 

 

 

A padre Zanotelli, che ha denunciato lo scandalo delle discariche a cielo aperto di Gorogocho, e a don Ciotti che tanto si adopera per il rispetto della legalità, chiedo di prendere a cuore, con il coraggio e la perseveranza che hanno mostrato in tante occasioni, il problema del pericoloso proliferare di discariche per rifiuti industriali e l’altrettanto grave problema del corretto smaltimento dei rifiuti solidi urbani; il problema della illegalità e il problema della mancanza di adeguata legislazione nella complessa materia dell’intero ciclo dei rifiuti, siano essi urbani che industriali.

 

 

 

A Mosaico di Pace chiedo un’inchiesta approfondita su questo urgente problema, in tutta Italia e soprattutto al Centro-Sud, ma un’inchiesta che parta dalla mobilitazione dei cittadini che, sempre più numerosi e organizzati, da tempo protestano contro il moltiplicarsi di  ecomostri non platealmente evidenti come quello di Punta Perotti, ma subdolamente molto più invasivi e mortalmente pericolosi anche per le future generazioni.

Etta Ragusa

06 Jun 2008

COMITATO VIGILIAMO PER LA DISCARICA