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BUONE NUOVE

http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2009/06/22/rifiuti-corte-europea-ricorso-diritti-uomo/
La Corte europea accoglie ricorso, per violazione diritti dell’uomo, dei cittadini di Somma Vesuviana danneggiati dal disastro rifiuti
«RICORDO il colpo al cuore che provavo a passare per via Roma sommersa di sacchetti. E anche sotto casa mia avevo la spazzatura che mi arrivava alle finestre». È l´immagine che ha indotto alla reazione Errico Di Lorenzo, l´avvocato cassazionista protagonista del ricorso alla Corte europea per i diritti dell´uomo.
Ricorso accettato dalla Corte, che ha chiamato in causa lo Stato italiano per il possibile risarcimento ai cittadini danneggiati dal disastro rifiuti. Di Lorenzo ha spiegato ieri come è nata l´iniziativa: «Venti ricorrenti, fra cui anche io, che si sono ritrovati un giorno a casa mia, a Somma Vesuviana. Gente di varia estrazione politica e culturale». Come dire che, benchè lui si appoggi alla Destra di Storace, che infatti ha divulgato la notizia, la faccenda non è una vicenda di partito. Allo stato, la Corte ha accolto il ricorso, per violazione di due articoli della Convenzione dei diritti dell´uomo:

Art. 2 (diritto alla vita, con riferimento al segnalato tasso in aumento di tumori)

Art. 8 (diritto alla vita privata e familiare).

Di conseguenza, il 3 giugno ha disposto di fare formale contestazione al governo italiano, invitandolo a fornire giustificazione sui fatti e a manifestare la sua disponibilità a un risarcimento danni. Ha inoltre stabilito il carattere di assoluta urgenza e priorità della controversia, fissando il 23 ottobre come termine massimo per l´ulteriore istruttoria. La sottintesa aspettativa è che, prima di quella data, il governo vada a una transazione con i ricorrenti. E, poiché si parla per ora in sostanza di danni morali, la cifra concordabile potrebbe aggirarsi sui 1000-1500 euro. Cifra simbolica. Ci si aspetta dunque che la vertenza possa essere composta bonariamente. Anche perchè in caso contrario la Corte potrebbe comunque condannare l´Italia e magari applicare ulteriori sanzioni. Il punto è che Di Lorenzo ha in mente un secondo livello di scontro, più significativo dal punto di vista politico, e certo più gravoso su quello finanziario. «Vogliamo che si identifichino e si colpiscano i colpevoli dello sfascio - dice l´avvocato - Anche la Corte, nel motivare le decisioni fin qui adottate, ha posto al governo il quesito sul perché questo non sia finora avvenuto in nessun procedimento, nessuna sentenza». Ecco perché, al di là della vicenda dei primi 20 ricorrenti, Di Lorenzo si mette sin da oggi a disposizione di quanti vorranno in futuro avanzare a loro volta ricorso, «siano essi privati o operatori economici, penso ad esempio agli albergatori napoletani, così colpiti nella loro attività». È ovvio che in questo caso la portata economica del risarcimento salirebbe di livello. Fino al punto da indurre finalmente la Corte dei Conti ad andare a caccia dei responsabili sui quali rifarsi per il danno patrimoniale subito dallo Stato. Un risultato politico, al quale Errico dice di tenere molto. Idem Maurizio Bruno, segretario provinciale della Destra: «Il nuovo governo ha anche risolto l´emergenza, ma noi vogliamo che siano puniti i responsabili di questi quindici anni di sfascio». (da “La Repubblica-Napoli”,  fonte: napolionline.org, tratto da chiaiaNOdiscarica.it)
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http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2009/06/19/grasso-introdurre-il-reato-associativo-ambientale/
Grasso: “Introdurre il reato associativo ambientale”
Alla Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti il Procuratore nazionale Antimafia ha proposto di prevedere il reato associativo ambientale nella competenza delle Direzioni distrettuali. In tal modo si consentirebbe l’uso delle intercettazioni telefoniche in materia
Il Procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso, ascoltato nei giorni scorsi dalla Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha proposto di prevedere una fattispecie di reato associativo ambientale, facendolo rientrare nella competenza delle Direzioni distrettuali antimafia mediante una modifica dell’articolo 51, comma 3-bis, del Codice di procedura penale.
Uno dei punti su cui si è discusso ha riguardato l’ opportunità di attribuire alle Direzioni distrettuali antimafia la competenza sui reati connessi al ciclo dei rifiuti. Gli altri reati resterebbero attribuiti alla competenza delle singole Procure. In questo modo si consentirebbe anche di recuperare l’uso dello strumento delle intercettazioni telefoniche in materia.
Nel corso dell’audizione - dice una nota - sono state tracciate le linee di fondo dell’azione della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti in Italia, prefigurando alcune possibili soluzioni a livello legislativo per contrastare il fenomeno, che negli ultimi anni ha visto la partecipazione alle attività delittuose di soggetti non inquadrati nelle organizzazioni malavitose. (LaNuovaEcologia)
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www.conai.org/hpmdoc.asp?IdDoc=1569 clicca qui per il programma
Convegno CONAI: Roma, 8 luglio "LE POLITICHE DEI RIFIUTI IN ITALIA: SOSTENIBILITA' AMBIENTALE, SOSTENIBILITA' ECONOMICA".
I risultati dello studio “I benefici della
raccolta-riciclo in Italia” evidenziano
il contributo dato dal sistema italiano
del riciclo alla ricerca di questo
equilibrio tra ambiente ed economia.
Scopo del convegno è mettere
a fuoco le opportunità e le
criticità delle politiche dei rifiuti
del nostro Paese, anche in vista
della nuova Direttiva UE e del
contributo che la “green economy”
può dare al Paese nell’attuale fase
di difficile congiuntura economica. (dal programma)
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Smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici: una risorsa e un’opportunità
http://magazine.liquida.it/2009/06/22/smaltimento-dei-rifiuti-elettrici-ed-elettronici-una-risorsa-e-unopportunita/
I cosiddetti RAEE (vecchi computer ed elettrodomestici, apparati elettronici dismessi e apparecchi elettrici da buttare) possono fornire un giacimento di materie prime di seconda generazione, se riciclati e riusati. Con vantaggi economici e ambientali potenzialmente enormi. Ecco come ci si sta muovendo - o ci si potrebbe muovere - in questo senso
Abbiamo visto l’impatto dell’elettronica sull’ambiente, legato non solo allo smaltimento - spesso irresponsabile - di apparecchi obsoleti, ma anche all’aumento del consumo di energia elettrica dovuto alle prestazioni sempre più spinte dei moderni personal computer e alla necessità di dissipare le maggiori quantità di calore prodotte dai processori.
A memoria di chi scrive, a metà degli anni Ottanta una postazione composta da personal computer, monitor e stampante ad aghi consumava meno di mezzo kilowattora; oggi un moderno elaboratore con processore dual core, tralasciando il monitor e la stampante, da solo consuma quanto tutta la stazione di lavoro di venti e più anni fa. C’è poi la maledizione dello stand by: la macchina sembra spenta ma basta toccarla per farla ripartire. Questo stato di letargo non è gratuito: c’è comunque un consumo elettrico e, in un anno, il costo in bolletta non è trascurabile. Se poi al computer aggiungiamo le casse, la stampante, qualche hard disk esterno, il router Adsl e altri apparati elettronici come i televisori, i lettori dvd, gli stereo eccetera eccetera ecco che il costo da non trascurabile diventa decisamente sensibile. Forse sarebbe bene essere meno pigri e spegnere tutti i nostri apparati elettronici. Accorgimenti come alimentare computer, monitor, casse, stampante, hard disk eccetera tramite un’unica ciabatta dotata di interruttore generale - che ci permette di spegnerli e riaccenderli tutti contemporaneamente - hanno lo scopo di ridurre il nostro fabbisogno energetico, ma resta da risolvere l’altro grande impatto ambientale dell’elettronica: lo smaltimento dei rifiuti. Pur se con ritardo l’Italia, con il Dlgs 151 del 2005, ha recepito una normativa europea risalente al 2003. Il decreto è entrato in vigore nel 2008 e ha introdotto importanti novità nello smaltimento dei cosiddetti Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Il Dlgs definisce Aee (apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) “… le apparecchiature che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, di trasferimento e di misura di questi campi e correnti, appartenenti alle categorie di cui all’allegato I A e progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1000 volt per la corrente alternata e a 1500 volt per la corrente continua”.
Fuori dal legalese, stiamo parlando di computer ed altri apparati elettronici, elettrodomestici, condizionatori, apparecchi di illuminazione e simili, cioè di quasi 15 chili di rifiuti pro capite all’anno, una montagna di quasi 900.000 tonnellate di rifiuti tecnologici altamente inquinanti. Prima dell’entrata in vigore del Dlgs il riciclo riguardava meno del 10% di questo Monte Bianco di immondizia.

I dati esposti fin qui sono tratti e rielaborati da un post di Andrea Biondi su Pubblica Amministrazione. Leggiamo alcune considerazioni dell’autore:

Questi apparecchi infatti, pur rappresentando un piccolo volume rispetto al complesso dei rifiuti, sono tra i più inquinanti e pericolosi per l’ambiente, essendo costituiti anche da materiali pericolosi e difficili da trattare, come cfc, cadmio e mercurio.
Cosa cambia con la nuova normativa
I Comuni sono stati i primi a spingere ed incoraggiare il Governo nell’adozione di questo decreto. La stessa ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) tramite le parole del suo presidente Leonardo Domenici, si è detta più volte preoccupata dalle continue proroghe all’avvio del sistema che continuavano a «far ricadere sui Comuni l’intero ccomputer riusoosto di gestione dei RAEE».

22 Jun 2009

COMITATO VIGILIAMO PER LA DISCARICA