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DOCUMENTO DEI COMITATI e di MEDICI PER L'AMBIENTE
La denuncia dei comitati territoriali della provincia di Taranto e dei medici: Stop discariche e inceneritori. Fermare nuove autorizzazioni. Situazione sanitaria drammatica. Il presidente della Regione Puglia intervenga. Siamo comitati territoriali che si prefiggono lo scopo di difendere e tutelare il proprio territorio in considerazione degli effetti provocati dalla presenza di numerose discariche e inceneritori. Siamo medici impegnati da anni nella difesa dell’ambiente, nella promozione di un diverso modello economico che possa prevenire patologie e rischi sanitari. Siamo i cittadini informati e consapevoli della bomba ecologica nascosta nei pur suggestivi paesaggi della provincia di Taranto. Nella città delle industrie che producono “malattie e morte”, a ridosso del suo circondario, a est come ad ovest, gli impianti di smaltimento rifiuti autorizzati, via via “ampliati”e “raddoppiati” dagli enti territoriali competenti - da oltre quindici anni a questa parte - non si contano più. A Massafra, cittadina di cui è sindaco l’attuale (ancora per 5 giorni) presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano. esiste una discarica di rifiuti urbani esaurita di proprietà della Cisa, un'altra discarica di rifiuti urbani sempre della Cisa, ancora in esercizio a servizio per gli RSU della provincia di Taranto che giungono nell'impianto di trattamento meccanico biologico finalizzato alla produzione di CSS. Sempre a Massafra, adiacente alle discariche, l'inceneritore “Appia Energy” in cui vi è anche la Cisa a servizio degli impianti di TMB della Regione Puglia. Lo stesso inceneritore per cui si attende a breve la decisione del Consiglio di Stato sul raddoppio (considerato comunque certo in base all'intesa Stato Regioni sull'art 35 dello “Sblocca Italia”). Sempre nel comune di Massafra, diventato negli ultimi anni lo “sversatoio” di rifiuti solidi urbani dei 29 comuni della provincia di Taranto, è in corso di autorizzazione la realizzazione di una piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi ed inoltre è attualmente in corso anche la procedura per un nuovo impianto di incenerimento fanghi, richiesta presentata dalla S.T.F. Puglia S.r.l. A qualche metro di distanza dalle discariche Cisa di Massafra, ma in territorio del comune di Statte si trova un’altra discarica di rifiuti Speciali gestita dalla Cisa, in cui vengono smaltiti anche i rifiuti urbani provenienti dalle altre province pugliesi. A qualche chilometro di distanza sempre a Statte c’è la discarica di rifiuti speciali tra le più grandi in Europa, Italcave. Anche per questo gigantesco impianto è in corso una procedura per il raddoppio del sito che attualmente raccoglie oltre ai rifiuti speciali, i rifiuti urbani dalle altre province con deroghe sui quantitativi massimi da smaltire da oltre un anno e mezzo! La discarica sorge dove prima vi era una cava e attualmente Italcave, coltiva tre distinte cave di calcare adiacenti di cui ne sta chiedendo l'ampliamento. Sempre nel territorio di Statte, a 2 km circa dall'ospedale nord, c’è la Cemerad, il capannone abbandonato, tra le case, contenente anche fusti di rifiuti radioattivi ancora in attesa di bonifica. A ridosso delle gravine c’è anche un vecchio inceneritore Amiu di rifiuti “tal quali” al servizio della città di Taranto, più volte sospeso per le emissioni inquinanti, divenuto di interesse strategico per l'art. 35 dello “Sblocca Italia”, per il quale è previsto l'ennesimo revamping dal valore di 8 milioni di euro, di cui circa 4 milioni pubblici! Taranto, il Comune capoluogo, lo è anche degli impianti. Si contano: la piattaforma polifunzionale per stoccaggio, depurazione e smaltimento di rifiuti liquidi pericolosi, ad alto carico organico (che fa parte dell’agglomerato portuale) gestita da Hidrochemical Service che ha ricevuto anche i rifiuti provenienti dagli impianti ENI in Basilicata; sito per cui è stata appena prorogata l’autorizzazione integrata ambientale, (AIA), fino al 2021. Sempre marchiato Hidrochemical, c'è un altro impianto di stoccaggio preliminare di rifiuti liquidi e solidi, anche pericolosi, ubicato lungo la via per Statte, al Km 2. Lì a due passi ci sono anche le discariche Ilva, autorizzate con Decreto Legge e non con il normale procedimento autorizzativo, su cui pesa un capitolo del processo giudiziario in corso nei confronti delle attività del siderurgico ILVA. A circa venti chilometri da Taranto in un'area pari a circa 18 km quadrati, ma in isola amministrativa del capoluogo, si trova la discarica Vergine (in località Palombara a poche centinaia di metri dalle prime abitazioni di Lizzano, Fragagnano), anche questa per rifiuti speciali e tra le più grandi d'Europa, tutt'ora sotto sequestro e che giusto qualche mese fa ha rischiato di riaprire, per volontà dell’ente Provincia che, nonostante l'AIA scaduta, aveva visto con favore la richiesta di voltura per continuare l'attività di discarica da parte della Lutum Srl società controllata dalla Cisa. Operazione, questa, momentaneamente bloccata, dalle proteste dei comitati della provincia orientale e dal faro puntato da alcune inchieste giornalistiche. Accanto a questa vi è la precedente discarica per rifiuti speciali che ha causato gravi, riconosciuti, problemi sanitari, nelle popolazioni (anche tra i bambini) comprese tra cinque comuni dell’area orientale (Lizzano, Fragagnano, Roccaforzata, Monteparano e Faggiano), cioè la discarica Vergine di località Mennole, chiusa e mai bonificata, autorizzata nonostante le vicine discariche incontrollate che hanno accolto migliaia di tonnellate di rifiuti da ogni dove e di tipologia sconosciuta fin dall'inizio degli anni 70. Ma non è finita. Perché nel territorio di Grottaglie, al confine con San Marzano di San Giuseppe, a circa 1,5 km dal Santuario rupestre Madonna delle Grazie, è ubicato l’enorme impianto di Discarica III lotto aperto nel 2008, gestito attualmente da Linea Ambiente s.r.l., già Ecolevante s.p.a., e in un futuro probabilmente da A2A. Anche per questa discarica di rifiuti speciali è stato chiesto il raddoppio, in sopraelevazione fino a 16 metri di altezza, oltre alla richiesta di “ampliamento” per circa 30 ettari di una cava (di circa 5 ettari) adiacente alla discarica. Anche il III lotto, che dovrebbe esaurirsi nel 2017, raccoglie i rifiuti solidi urbani provenienti dalle altre province pugliesi. Separati dalla SP Carosino-Francavilla i primi due lotti della discarica Ecolevante s.p.a., in copertura provvisoria, in attesa di bonifica. Adiacenti al I e II lotto, le cave, gestite da Castelli s.r.l. Spostandoci verso Manduria, la discarica gestita da privati sorta in località “Li Cicci” esaurita e non bonificata all’interno della quale tuttora è presente un lago di percolato e fuoriuscite di biogas, con forti rischi di incendio, già avvenuti negli anni scorsi. Accanto ad essa, c’è la discarica di contrada “La Chianca”, non operativa dalla fine del 2013 ma che è in possesso di autorizzazioni ambientali rilasciate nel 2012 e 2013, per trattamento meccanico biologico finalizzato alla produzione di CSS, discarica in sopraelevazione, piattaforma rifiuti differenziati e un nuovo impianto di digestione anaerobica per l'organico. Tornando nella provincia occidentale, a Castellaneta, il presidente della Provincia Tamburrano ha dichiarato che “è pronta a ripartire una discarica per gli RSU”. Sarebbe interessante capire dove, visto che a Castellaneta c'è la discarica “Ciulli”esaurita e non bonificata. Più volte, sia la magistratura antimafia, che la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti della XVI legislatura hanno descritto come drammatica la situazione in provincia di Taranto, paventando il rischio in tutta la Puglia di infiltrazioni della criminalità organizzata. Il presidente Emiliano alla stampa ha dichiarato che: “non ci sarà bisogno di ampliare discariche o di costruire inceneritori, l’allarmismo sorto in provincia di Taranto è ingiustificato”, anche se è la stessa intesa Stato-Regioni sull'art.35 dello Sblocca Italia, che ha decretato un potenziamento in totale di ulteriore 70 mila tonnellate annue di rifiuti da bruciare tra gli impianti di incenerimento attualmente esistenti in Puglia, di cui 4 su 6 si trovano in provincia di Taranto e ci chiediamo se non siano uno o più di questi quattro ad avere un prossimo aumento di capacità da incenerire. Per quanto riguarda gli impianti di organico si segnala che i 4 impianti di trattamento della Forsu, senza contare quello di Manduria La Chianca già autorizzato ma non ancora in funzione, in provincia di Taranto, Amiu Taranto, Eden 99 a Manduria, Aseco a Ginosa e Progeva a Laterza, sono stati autorizzati per un quantitativo di trattamento di organico, ma anche fanghi, di gran lunga superiore al fabbisogno provinciale per cui già attualmente ricevono organico da altre province. Vi sono poi molti dubbi in merito alla destinazione di 15,4 milioni di euro stanziati dalla Regione nel febbraio 2014, destinati agli impianti in provincia di Taranto, sia per i TMB di Manduria e Massafra, sia per gli impianti e servizi a favore del Comune di Taranto di cui l'ATO, e in parte minore Amiu, sono i soggetti attuatori. La totale mancanza di trasparenza da parte dell'ATO di Taranto, rappresentata da tutti i sindaci della provincia, che tra l'altro hanno abrogato all'unanimità la possibilità di uno sportello per il pubblico, atto a consultare e informare la cittadinanza sulla delicata questione del ciclo dei rifiuti in provincia, non fa che aumentare i dubbi. Con l'avvicendamento a capo dell'OGA del Presidente Ippazio Stefano, sostituito dal nuovo Sub-Commissario Ippazio Stefano, ci chiediamo quali miglioramenti si sperano visto che si tratta della stessa persona che fino ad ora ha detenuto il coordinamento dell'ATO della provincia di Taranto. La Puglia è una Regione che non adeguandosi alle Leggi in materia di rifiuti, in quanto non raggiunge il 65% di raccolta differenziata che avrebbe dovuto raggiungere entro il 31 dicembre 2012, vive in costante emergenza a danno soprattutto della provincia di Taranto dove l'amministrazione provinciale ha autorizzato un numero di impianti di gran lunga superiore al proprio fabbisogno territoriale. Basti pensare che oltre 1,12 milioni di tonnellate di rifiuti (urbani e speciali) sono stati smaltiti in provincia di Taranto nel solo 2014 e probabilmente tale cifra è destinata ad aumentare. Di questi, 618.982 tonnellate sono di rifiuti urbani smaltiti, mentre solo 205.000 (1/3) sono quelli prodotti dal territorio tarantino. In merito allo smaltimento dei rifiuti provenienti dalle altre province, dove i sindaci, consiglieri regionali, parlamentari sono uniti e compatti nel chiedere che i conferimenti in provincia di Taranto continuino con il ricorso alle deroghe per almeno altri 18/24 mesi, i sindaci, consiglieri regionali e parlamentari del tarantino rispondono con il silenzio. Nella convinzione, invece, che le le decisioni relative allo smaltimento dei rifiuti dovrebbero essere improntate in un’ottica di trasparenza e di partecipazione in quanto gli effetti ricadono sulle popolazioni che abitano i territori, qui ed ora, come soggetti da anni impegnati nella tutela del territorio e nella difesa della salute, noi, come cittadini adulti, prendiamo parola. E ci chiediamo, ad esempio: tutti gli impianti hanno una fideiussione? Quante sono le fideiussioni attualmente in esercizio, a quanto ammontano singolarmente? Chiediamo la mappatura dei siti chiusi (anche nei decenni precedenti) o in post gestione, la loro messa in sicurezza e bonifica. Esigiamo chiarezza sui nuovi siti di Castellaneta e Manduria. Chiediamo con insistenza che gli studi sulla situazione sanitaria dell'intera provincia vengano presi in considerazione nell'ambito delle decisioni inerenti ogni impianto di trattamento/smaltimento rifiuti esistente o proposto. Chiediamo l'istituzione del registro di malformazioni lievi in accordo con neonatologia e il registro degli aborti spontanei. Chiediamo una modifica alla legge regionale (L.R 21/2012) sulla valutazione di danno sanitario, attraverso l’inserimento di tutti i siti di trattamento e smaltimento rifiuti soggetti ad AIA della provincia di Taranto. Che siano condotte da parte dell’Arpa, frequenti monitoraggi periodici con pubblicazione dei risultati (on line) dell'aria, delle acque di falda e nei terreni circostanti. Chiediamo che non si assista più all’orrore di efficacia di norme che prevedono di “bonificare” le cave con il riempimento di rifiuti! Pretendiamo, quindi, che né le cave in esercizio né quelle che verranno autorizzate possano essere in futuro ricolmate con rifiuti. In coerenza, che siano abrogate le eccezioni previste nelle norme transitorie del PPTR. Chiediamo la sospensione delle deroghe ai limiti di conferimento in discarica e di eluato dei rifiuti. Che nessun parere favorevole sia dato ai procedimenti autorizzativi in corso, sia per i nuovi impianti, che per ampliamenti e raddoppi. Chiediamo il ripristino dello sportello per il pubblico, abrogato dai sindaci con la prima delibera ATO Taranto del 2015 ( ex art.5 del regolamento) e che sia garantita la trasparenza degli atti on line a norma del d.lgs. 133-2012. Chiediamo la modifica del piano regionale dei rifiuti nell’ottica dell’economia circolare sul principio di Rifiuti Zero e la modifica degli impianti di TMB attualmente finalizzati per produrre CSS, per farli diventare “fabbriche dei materiali”. Per tutti questi motivi e per altri ancora, chiediamo che siano ritirate le deleghe alle Province in materia di autorizzazione per impianti di rifiuti; che le stesse siano messe in capo alla Regione (modifica L.R. 11/2001 e 17/2007); contestualmente chiediamo l’abrogazione della legge regionale 14/2015 che permette i conferimenti dalle altre province previa accordo con i gestori privati. Infine, chiediamo con urgenza un incontro al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, da tenersi in provincia di Taranto, al fine di confrontarci sulla pianificazione del ciclo dei rifiuti e della tutela al diritto alla salute nei nostri territori. Siamo anche noi Puglia. E viviamo un’altra emergenza, quella sanitaria, appunto. Siamo anche noi Europa. Nella provincia più gravata dall’inquinamento industriale, attualmente sono in corso diverse procedure per autorizzare nuovi impianti di trattamento/smaltimento di rifiuti urbani e speciali, “giustificati” dall’emergenza. Un’emergenza che non può chiedere di “sacrificare” alcuni territori (e alcuni cittadini) a vantaggio di altri (cittadini), mentre le raccolte differenziate in Puglia sono ancora a percentuali bassissime e illegali. Speriamo di avere con questo documento dimostrato che l’allarmismo in provincia di Taranto è più che giustificato. E vogliamo con forza spiegarlo anche al presidente Emiliano, affinché dimostri nei fatti, da subito, che non c’è bisogno di ampliare discariche o di costruire inceneritori. Beni Comuni Taranto Vigiliamo per la Discarica – Grottaglie Comitato No al raddoppio dell'Inceneritore - Massafra ISDE - Medici per l'Ambiente Comitato Madre Terra - Massafra Attiva Lizzano Comitato Territorio Bene Comune - San Marzano Gaetano De Monte, giornalista

30 May 2016

COMITATO VIGILIAMO PER LA DISCARICA